| Giorgio Vasari nelle "Vite de'
più eccellenti pittori scultori ed architettori …" parlando di
Giuliano di Baccio d'Agnolo menziona il palazzo da lui realizzato
a San Miniato al Tedesco per commissione di Mons. Ugolino Grifoni
e lo definisce "cosa magnifica". Giuliano, figlio maggiore di
Baccio d'Agnolo Baglioni, architetto e intagliatore fiorentino,
era stato apprezzato dal Grifoni per le costruzioni che in quegli
anni andava portando avanti a Firenze e dintorni.
La costruzione di palazzo Grifoni
iniziò nel 1551, "nel 1554 il palazzo sanminiatese fu condotto
ad affare in parte perfezionato, e la parte imperfetta andò a
finirsi a poco a poco fino al 1573, come resulta dai conti di
Mes. Michele e dalle scritte dei manifattori che vi operarono".
Baccio d'Agnolo opera nel tessuto medioevale della cittadina un
taglio netto che interrompe la continuità del fronte stradale
e, creando la piazza, permette la visione completa dell'armonica
facciata.
Il palazzo Grifoni di San Miniato
è considerato uno degli edifici più rappresentativi dell'intera
opera di Giuliano di Baccio d'Agnolo e dell'architettura toscana
tardorinascimentale. Edificato ex-novo sull'area di due costruzioni
trecentesche e di un tratto di mura del fortilizio Ser Ridolfo,
l'edificio si presentava con pareti di mattoni a vista incorniciati
nella facciata da bozze di bugnato in pietra serena.
L'ampio portone sormontato dallo stemma
della famiglia Grifoni è affiancato da due grandi finestre inginocchiate
ai lati delle quali se ne aprono altre due più piccole. Il piano
nobile è scandito da grandi finestre ad arcotondo, ed infine al
piano più elevato un elegante loggiato, costituito da colonne
di ordine tuscanico, tipologia tipica dei palazzi signorili fiorentini,
si estende per tutta la lunghezza della facciata.
Può sostenersi l'ipotesi che alcuni
disegni di Michelangelo Buonarroti siano alla base del progetto
elaborato poi da Giuliano di Baccio d'Agnolo. Esistono forti analogie
tra alcuni disegni e progetti di Michelangelo e la pianta del
palazzo Grifoni a San Miniato, o le finestre inginocchiate della
sua facciata, il tutto avvalorato dalla scritta autografa laltopascio,
come era chiamato a Firenze Ugolino Grifoni a ragione della carica
che ricopriva.
Il carattere michelangiolesco dell'architettura
si può avvertire chiaramente osservando la parete che da accesso
alla corte: il richiamo alle soluzioni introdotte da Michelangelo
con la costruzione della biblioteca Mediceo-Laurenziana (1523)
è immediato.
Per la realizzazione dell'edificio
Giuliano si affidò a maestranze fiorentine, lo dimostra la vèra
monolitica del pozzo del cortile interno. I mattoni per la costruzione
del palazzo provenivano dalle fornaci attive a San Miniato in
quel periodo, solo in un secondo momento fu necessario ricorrere
al materiale ricavato delle antiche mura federiciane.
Da una nota di spese sappiamo che
nel 1560 i lavori non erano ancora ultimati, l'annotazione porta
a fianco i nomi di Pierino il fornaciaio, Biagio, e di altri muratori.
La costruzione del Palazzo si prolungò nel tempo per mancanza
di fondi, fin quando il Duca concesse il permesso di sfruttare
i materiali delle antiche fortificazioni della rocca (lettera
di autorizzazione in data 27 maggio 1573 dei capitani di parte
guelfa di Firenze, Archivio Storico di Firenze). Giuliano di Baccio
d'Agnolo morì nel 1555 e non vide ultimata la sua opera.
Il cantiere di palazzo Grifoni a San
Miniato è stata l'occasione per i Baglioni di eseguire lavori
per le famiglie nobili e altri committenti di San Miniato, vedi
il palazzo Piccolo, il palazzo Roffia, i palazzi Buonaparte. A
San Miniato altro lavoro realizzato dalla bottega dei Baccio d'Agnolo
è, molto probabilmente, il pregevole coro ligneo della chiesa
di San Francesco. |